L'acqua per usi e consumi alimentari, per berla, per cucinare, per lavare frutta e verdura, per preparare infusi e decotti, ecc. ecc., ma anche per essere utilizzata quale acqua sanitaria e cioè per lavare e lavarsi, deve rispettare caratteristiche ben precise sotto i vari aspetti chimico fisico microbiologici (ovvero anche gli aspetti batteriologici e virologici).

In genere, e logicamente, gli organi di controllo e vigilanza (i servizi di acquedotto e di controllo sanitario ambientale) vengono a conoscenza dell'esistenza di problematiche, nelle acque di alimento, quando le stesse sono già in corso; conseguentemente, e certo involontariamente, segnalano la non potabilità dell'acqua alle autorità preposte, ad avvisare la cittadinanza interessata, con ore e, non di rado, con giorni di ritardo.

Quindi, il rischio c'è …di bere, cucinare, lavare frutta e verdura, preparare infusi e decotti, lavare magari anche biancheria (intima e non), lavarsi anche solo i denti ma anche altro, eventualmente fare il bagnetto ai neonati, ecc. ecc., con acqua potabile che potabile non è più da ore o da giorni.

E quanti di Noi giurerebbero di aver prontamente ricevuto l'informazione di tale allarme in corso?

E quanti di Noi giurerebbero di aver prontamente provveduto perché né Noi né i Nostri cari avessero a subirne le conseguenze?

Quando il rischio - di alimentarsi con acqua non sempre perfettamente potabile o, comunque, non perfettamente adeguata alle proprie esigenze - è elevato, è d'obbligo appoggiarsi ad un esperto, in fatto di Trattamento delle Acque, in grado di valutare a fondo il problema, di raffrontare lo stesso con le esigenze della singola utenza, quindi di proporre le conseguenti potenziali soluzioni.

In particolare, quando si va a toccare la sfera alimentare, il professionista esperto non è raro rivolga domande apparentemente fuori luogo o, in presenza di risposte confuse, richieda addirittura un consulto a tre: l'utente o gli utenti interessato/i, se stesso, ed il medico di famiglia dell'utente o degli utenti interessati (o comunque richieda risposte mediche precise alle proprie domande garantendo, ovviamente, l'anonimato sulle stesse):

Chi suggerisce soluzioni standard non ha capito l'importanza del Servizio che dovrebbe fornire, al contrario, un Sistema di Trattamento Acque pensato progettato e fornito su misura, come un vestito (famigliare se non addirittura personale).

Quindi, richiedere di poter visionare degli esempi di Trattamento Acque, seppure comprensibile dal lato commerciale e pratico (in tal caso meglio accedere alle pagine commerciali dei prodotti), dal punto di vista del Consulente Tecnico professionista esperto (e quindi non del rivenditore commerciante) non può che ritenersi, nella maggior parte dei casi, fuori luogo.

Tentando di spiegarsi, diciamo che sebbene esternamente molte apparecchiature si somiglino, anche all'interno del medesimo condominio o del medesimo agglomerato o del medesimo complesso non è detto che due utenze, vicine tra loro, possano godere delle medesime tipologie e grandezze di apparecchiature.

Un esempio? Facciamolo. Senza scendere in particolari tecnici, propri del Campo Trattamento Acque (per dirne alcuni: Durezza in ingresso, ovvero quantità di Calcio e Magnesio contenute nell'acqua in arrivo dall'acquedotto, presenza o meno elevata di Ferro, di Cloruri, di Nitrati, di Nitriti, che non sono quelli dei cavalli; quantità d'acqua da trattare; Ecc. Ecc.), e possa sembrare di poter suggerire pari Sistemi,

un impianto tipo (filtro + addolcitore + apparecchio per la disinfezione delle resine dell'addolcitore + dosatore di polifosfati) potrebbe prevedere, in un caso, l'uso del dosatore di polifosfati su tutta l'acqua calda e fredda sanitario alimentare mentre in un altro caso solo ed esclusivamente sull'acqua calda sanitaria e non anche sulla fredda, questa normalmente destinata anche agli usi alimentari.

Il motivo? Non deve affatto legarsi a preoccupazioni relative all'alimentazione con acqua miscelata al polifosfato dosato, quando siamo perfettamente sani e, soprattutto, per esempio, non soffriamo di nefropatie.

Infatti la dose di polifosfato che assumeremmo a mezzo l'acqua che beviamo o mangiamo nell'arco di un anno (e più), addizionata di tale polifosfato (sempre che l'apparecchio sia a norme, ben manutenzionato, funzioni a dovere ed il prodotto dosato sia quello raccomandato), è ben inferiore a quella che assumeremmo con un'unica bella portata di formaggi e/o certi salumi o altri alimenti (quali quelli in scatola a lunga conservazione).

Se ne deduce che là, dove vive un nefropatico, se questi si ciba anche dell'acqua fornita dall'acquedotto (come apparirebbe di consueto, anche solo per mangiare pur bevendo acque in bottiglia particolarmente dedicate), il dosatore di polifosfati va a dover servire il solo circuito dell'acqua sanitaria e, specificatamente, non quello della fredda destinata all'uso alimentare, in quanto i polifosfati, fino a prova contraria, sono dannosi se assunti dal nefropatico (che, saprà meglio di Noi, dovrà a maggior ragione evitare anche certi cibi ricchi di tale specifico condizionante).

Anzi, là dove vivono utenti particolarmente a rischio (come, per esempio, i nefropatici, i neonati, gli anziani, gli individui con scarse difese immunitarie in genere, ecc.) potrebbe, a maggior ragione, profilarsi l'opportunità, in ispecie se il rischio di cui più sopra (alimentazione con acqua non propriamente potabile) è elevato, di munirsi, oltre a quanto sopra accennato, anche di un sistema completo ad osmosi inversa per usi alimentari, da dedicarsi all'esclusivo prelievo di tali utilizzi: acqua da bere o da utilizzare per la preparazione degli alimenti (tra cui gli infusi ed i decotti).

Là dove, invece, l'utente è solito bere l'acqua dell'acquedotto (garantita o meno potabile e, in tal caso, provvedendo eventualmente con l'apparecchio dedicato e personale ad osmosi inversa, detto) e, l'utente stesso risulti sofferente di decalcificazione delle ossa, l'impianto tipo potrà prevedere quanto previsto già nel primo e secondo caso ma eliminando l'uso dell'addolcitore sul circuito servente l'acqua destinata ad essere bevuta o utilizzata per mangiare. E questo perché l'addolcitore altro non è che un decalcificatore che, se tarato come da norma per gli usi sanitario alimentari, non elimina totalmente il Calcio ed il Magnesio eventualmente contenuti in maniera eccessiva nell'acqua dell'acquedotto ma comunque riduce gli stessi che, in tal caso, potrebbero invece contribuire a contenere la decalcificazione ossea dell'utenza interessata.



L'acqua per usi e consumi tecnologici, per l'alimento di impianti di riscaldamento, di condizionamento, di umidificazione; per l'alimento di generatori di vapore; per rifornire vasche per lavorazioni industriali, per la concia di pelli, per sviluppi fotografici, per lavaggi e decapaggi, per più convenienti usi per esempio di macchinari medico-ospedalieri e farmaceutici, ecc. ecc., deve rispettare quelle caratteristiche tipiche necessarie perché quella specialistica lavorazione o utilizzazione possa raggiungere il migliore compromesso costi/benefici.

In tal caso non v'è dubbio, va scelta l'apparecchiatura o l'insieme di apparecchiature risultanti necessarie in base alle caratteristiche dell'acqua, ove questa viene prelevata: potrebbe giungere dall'acquedotto ma anche da pozzi propri o da laghi o dal mare oppure anche da serbatoi di raccolta o di recupero, magari da una precedente lavorazione; e in base alle esigenze del servizio per le quali vanno valutate le medesime apparecchiature.

C'è di che sbizzarrirsi.

Per l'alimento di impianti di riscaldamento in genere già si propone Filtro + Addolcitore ma poi occorre scendere nei particolari dell'impianto da servire perché, a seconda di questo, va suggerito anche il corretto condizionamento a valle dell'addolcimento.

Per l'alimento di impianti di condizionamento e umidificazione in genere si propongono le stesse apparecchiature di cui sopra considerando che difficilmente lo stesso condizionante, eventualmente utilizzato per i circuiti di riscaldamento, è utilizzabile anche per quelli di condizionamento. Anzi, non è nemmeno detto che quello per certi sistemi di condizionamento sia l'ideale per cert'altri sistemi di umidificazione.

Lo stesso dicasi per ogni altro tipo di necessità industriale.

E ciò senza aver premesso, lo diciamo adesso, che i filtri utilizzati caso per caso spesso sono ben differenti tra loro per caratteristiche prestazionali: si parla di Filtri dissabbiatori, decloratori, neutralizzatori, denitrificatori, chiarificatori, deferrizzatori, a carbone attivo, ecc.ecc..

Ma anche tra gli addolcitori, ve n'è per più gusti, con resina a funzione di solo addolcimento, con resina mista addolcimento-deferrizzazione, con resina selettiva per la rimozione dei nitrati, con resina batteriostatica…

A volte occorre invece utilizzare dei veri e propri demineralizzatori.

Oppure degli Apparecchi ad Osmosi Inversa completi della strumentazione necessaria per il controllo di tutti i parametri operativi.

A volte non occorre altro che un filtro ed uno o più gruppi di dosaggio di condizionanti specifici.



Inoltre in alcuni casi, non bastasse, si possono soddisfare le diverse esigenze dimensionali ma anche personali, come quelle di arredamento o di funzionalità se non addirittura per motivi di vanto: Vi sono apparecchiature, sia tra quelle d'uso industriale ma soprattutto tra quelle d'uso civile, che possono sembrare oggetti d'arredamento, elettrodomestici, apparecchi ad alta tecnologia che fanno proprio la loro bella figura:

insomma, sopra un bel vestito e, sotto, tanta tecnologia da far invidia agli appassionati di gadget super computerizzati.



(Tratto da Testo scritto da LENZI MICHELE ed aggiornato dal medesimo in data 03/12/2000)