L'osmosi inversa a scopi alimentari

Si parla tanto di Osmosi Inversa. Mai delle Sue prerogative e, tanto meno, dei suoi costi sia di acquisito che legati alla sua gestionabilità nel tempo.

CERIALE - Non c'è tempo da perdere. Si susseguono tentativi di imposizione - alla pubblica cittadinanza (quella di Ceriale è solo una delle tante) ed alle Sue tasche - di impianti centralizzati ad osmosi inversa per far rientrare (questo spesso non viene dichiarato, né se ne assume la responsabilità, ma dovrebbe essere l'intendimento dei proponenti) le concentrazioni dei parametri chimico-fisico-microbiologici, ripresi dal Decreto Presidenziale meglio conosciuto come D.P.R 236/88 (che si rifà alla Direttiva CEE n.80/778...), appunto nei limiti prescritti da quella Legge (deroghe, se valide, a parte).
Michele Lenzi, come Suo solito, preferisce affrontare la problematica tenendo conto (e ponendole in evidenza, ove sollecitato) tutte le "sfaccettature" della stessa "soluzione-problematica" ed in particolare quelle relative alle risultanze finali: l'Utente finale dovrebbe, e per il Suo bene, sapere a priori sia il "diritto" che il "rovescio" di ciascuna "soluzione-medaglia".
Dovendo contenere, nelle poche righe qui concessegli, un'argomentazione per la quale non basterebbero pagine intere, Michele Lenzi evita qui di scendere in tutti i dettagli.
Vuol però far fare "mente locale" su alcuni "aspetti", secondo lui, tanto di professionista del settore quanto di cittadino poi chiamato a contribuire alle spese, non trascurabili:
1°) L'esistenza di impianti, centralizzati invece che localizzati, di trattamento acque, e quindi non posti nell'immediatezza dell'Utenza finale non garantisce che non avvengano inquinamenti, lungo il percorso di distribuzione dell'acqua medesima trattata, tali da inficiare la qualità rincorsa.
2°) Al di là di quanto prescrive la Legge che, tanto, viene puntualmente disattesa (non ci illuderemo che con l'impianto centralizzato tutto verrà risolto?), l'interesse più immediato, ma anche quello più duraturo, dell'Utente finale (e tra questi mi ci trovo anch'io, ovviamente) è quello di ottenere i migliori benefici e, possibilmente, con la minore spesa. Non solo. L'Utente finale, col "senno del Padre di Famiglia", tende - e va aiutato in tal senso - a preservare il patrimonio (di qualsiasi genere si parli) per i posteri: io figli non ne ho ma ci tengo lo stesso a lasciare un buon ricordo.."
Ribadisce - Michele Lenzi - "--il Trattamento Acque centralizzato, va certo perseguito (ma anche qui occorrerebbe scendere nei dettagli e valutare di volta in volta) quando si parla di Trattamento finale di Acque Secondarie ovvero di Depurazione delle Acque..." Non escludendo, anzi, l'utilità e, spesso, la convenienza di taluni impianti di Trattamento Acque Primarie, centralizzati, Michele Lenzi è del parere, e qui lo sottoscrive, che:
"..l'Osmosi Inversa per scopi alimentari in funzione centralizzata, a servire l'intera acqua fornita alla popolazione (o più agglomerati di famiglie), è rimedio conveniente ove non possibile diversamente risolvere.
Non è certo il caso di cittadine affacciantesi sul mare nostrum, Ceriale compresa!" Michele Lenzi sa di andare contro corrente, di proporre cose forse non instantaneamente e deliberatamente praticabili da Comuni come quello di Ceriale, viste le Leggi e Normative vigenti, ma, si applicassero veramente, tali Leggi, in ogni funzione, non sarebbe certo che l'ultimo dell'infinita lista che oserebbe - a ragion veduta - parzialmente o totalmente infrangerle, ed uno dei tanti che, invece, le precorrerebbe: per esempio molti suoi colleghi, molto prima del 24 maggio 1988 (data del DPR 236/88) tenevano già conto delle indicazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, per alcuni parametri anche più restrittive di quanto poi approvato dalla Legislatura italiana.
Non perdendoci ulteriormente in chiacchiere, Michele Lenzi invita a seguirlo e, volendo, con lui contribuire per avviare un discorso franco e aperto a tutti gli operatori, specialisti, pubbliche amministrazioni, utenti privati e quant'altri non si riconoscessero in quelli testé menzionati, al fine di giungere a qualcosa di "costruttivo" e non "distruttivo e/o solo politico", bandendo a priori le solite manovre tendenziose politico-elettoral-communicativ-promozionali.
"Premessa obbligata visto che - ribadisce Michele Lenzi - debbo pagare per poter dire la mia sperando, maggiormente così, non vengano, le mie parole, usate per favorire questo o quel "candidato" o "movimento" politico o questa o quella "Testata" o questo o quel "Pezzo" giornalistico, bensì vengano prese, le mie parole (ed i miei pensieri), per quello che valgono in quanto dette da uno che ha, ad oggi, sempre inteso restare fuori da qualsiasi corrente partitica od, al più, venirvi inserito da elemento indipendente e rispettato per quello che è, personalmente, e non per le "aderenze" o "familiarità" o "possibilità finanziarie" o "chissà che altro"..."

Si va dritti al sodo utilizzando parole il più possibile comprensibili tentando, nel contempo, la massima sintesi: "A) l'apparecchio, ad osmosi inversa "scorpora" dall'acqua che "tenta" di "purificare" la sola parte di acqua "pura" contenuta nel "totale" dell'acqua da trattare, scartando la rimanente... B) conoscendo le problematiche di acque come quelle di Ceriale, è puro eufemismo pensare che lo scarto possa mai assumere valori vicini al 10% balenato da alcuni... forse forzando le prestazioni della macchina, a discapito della qualità risultante finale... C) anche ammettendo uno scarto del solo 10% (?) l'uso di un'apparecchiatura ad osmosi inversa per scopi alimentari porterebbe, matematicamente parlando, ad un prelievo d'acqua almeno del 110% rispetto alle esigenze in mancanza di apparecchio ad osmosi inversa..(vi sarebbero già pagine di considerazioni varie, da fare su tal punto) D) più acqua deve trattare un'apparecchiatura ad osmosi inversa e meno proporzionalmente vale la pena di affrontare le spese sia di acquisto che di gestione (anche se, è pur vero, a livello centrale aprirebbe a posti di lavoro per il personale, più o meno specializzato, che così si renderebbe necessario)...E) è, tecnicamente parlando (e non certo commercialmente, visto dalla parte dell'operatore settoriale), sconveniente trattare - con l'osmosi inversa - l'intera acqua distribuita alla popolazione od anche a parte di essa quando, di tutta quest'acqua, spesso più del 90% non viene utilizzata specificatamente a scopi alimentari. (Gli amministratori con la "A" maiuscola, del mondo industriale, venisse adottata tale tecnica per l'intero loro fabbisogno d'acqua, si ritroverebbero presto a non sapere più come far quadrare i conti). F) al contrario è decisamente più conveniente, per una Amministrazione oculata, percorrere l'alternativa di favorire la posa di impianti di trattamento acqua, ed in special modo quelli utilizzanti apparecchi ad osmosi inversa per scopi alimentari, esclusivamente laddove più necessari e, non di meno, più sfruttabili (né più né meno di come fa un'oculata amministrazione industriale che pone le singole apparecchiature, specializzate, ad immediato contatto con l'utenza, che deve goderne il massimo della redditualità contenendo al minimo, quindi, ogni spesa accessoria)..."



(Tratto da Testo scritto da LENZI MICHELE per GENTE DI RIVIERA nel 1998)