L'addolcitore, questo sconosciuto

Le incrostazioni e/o i depositi calcarei solidi e/o farinosi che tale "gioiello" previene o, per lo meno, contiene se correttamente dimensionato, tarato e tenuto d'occhio.

CERIALE - Ancora oggi molti utenti, che sicuramente vi sarebbero interessati, non conoscono i benefìci dati dalla presenza, di un addolcitore (detto a scambio ionico) - a valle del contatore dell'Acquedotto o comunque dell'autoclave ove viene raccolta, a scopi sanitari o alimentari, l'acqua pescata dal proprio sistema di adduzione - ed in ogni modo prima che la medesima acqua venga distribuita all'intera utenza domestica (escludendo solo il giardino, per chi ce l'ha).

Tra tali benefìci possiamo elencare la riduzione del tenore di calcio e magnesio (l'addolcitore, in realtà, può giungere ad eliminarli totalmente), agenti incrostanti delle ns. tubazioni ma anche, e più, della rubinetteria, dei diffusori doccia, come, e peggio, degli scambiatori di calore quali le caldaiette a gas, a riscaldamento istantaneo (quanto di peggio possiamo pensare di ricavare in assenza di un buon sistema di controllo e mantenimento dei valori di durezza, così si esprime, in parole povere, il grado di incrostazione di un'acqua: quanti di noi non sono costretti, ogni anno o poco più, a far ripulire o sostituire la serpentina-scambiatore di calore, di tali caldaiette, e/o interi bòiler?) e comunque di ogni altro elemento attraversato dall'acqua, anche per un momento, o comunque da questa lambìto, per poco o lungo tempo che sia, dai caloriferi ai produttori di ghiaccio, dalle vaschette dei gabinetti alle stoviglie, dai maglioni ai capi di vestiario più intimi (quando vengono lavati, sia a mano che a macchina), dai vetri o infissi di casa alla carrozzeria e non solo dell'auto, dai pavimenti a noi stessi medesimi.
Certo, anche quando ci laviamo noi, che sia sotto la doccia o dentro una magnifica vasca, magari idromassaggio, ma anche quando ci rasiamo o laviamo mani e viso, otterremmo, molto probabilmente, non uno ma ulteriori benefìci. Per esempio non saremmo più costretti ad utilizzare quantità elevate di sapone ed altri detergenti, alla lunga deleteri tanto per i capi di abbigliamento quanto per le superfici che siamo soliti lavare con acqua, quanto, ed ancor più, per la ns. pelle, per i ns. capelli e per le altre intimità...
E ciò significa anche risparmi con la "R" maiuscola in fatto sia di consumi, di detersivi, di ammorbidenti, di brillantanti, di creme, di dopobarba, ecc., che di cure dermatologiche o comunque modifiche e, chissà, magari anche d'altro...
Se poi disponiamo di apparecchiature sensibili al tenore di calcio (e magnesio) normalmente copiosamente contenuti nell'acqua che, quest'altre apparecchiature, sono chiamate a migliorare sotto l'aspetto qualitativo o per usi alimentari (vedi ad esempio i purificatori, i microfiltratori, i distillatori o, addirittura, le osmosi inverse), la presenza di un addolcitore/decalcificatore tradizionale (intendendo, con ciò un apparecchio che elimina o quanto meno riduce fisicamente drasticamente la concentrazione di calcio e di magnesio nell'acqua, senza ricorrere a trasmutazioni, più o meno temporanee, della molecola stessa) è quanto di più auspicabile si possa proporre.
Nello stesso Decreto del Presidente della Repubblica, n°236 del 24 maggio 1988, relativo all'Attuazione della direttiva CEE n. 80/778 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano, ai sensi dell'art. 15 della legge 16 aprile 1987, n.183 (Gazzetta Ufficiale n.152 del 30 giugno 1988), si fa menzione - e oltre - anche proprio ai trattamenti di addolcimento (con addolcitori, decalcificatori tradizionali), oltre che di dissalazione (ad esempio con osmosi inversa).
Tali trattamenti e, più specificatamente, tali apparecchiature vengono riprese nel Decreto del Ministero della Sanità n.443 del 21.12.1990 (G.U. 29.01.1991) ove vengono dettagliate le apparecchiature e le loro caratteristiche ammissibili per l'uso nel campo domestico delle acque potabili.
Quindi, anche la letteratura legislativa prevede ampio uso di tali apparecchiature, pur seguendo i dettami della tecnica ed ancor di più dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che ha verificato ed ha ampiamente approvato simili tecnologie. Per uso tradizionale, per una famiglia di 1-2 persone ove avviene un prelievo d'acqua, totale medio giornaliero, intorno ai 300 litri (sembrano tanti ma, in realtà, tale media è sottodimensionata rispetto alle indicazioni ingegneristiche idrauliche ove si prevede un consumo medio pro-capite giornaliero intorno ai 200 litri aumentabile a oltre il doppio, ove i tenori di vita sono elevati, ma non riducibile: a meno che non si sia usi all'uso dell'acqua), a parte i costi di installazione, variabili da caso a caso ed approfondibili in seguito a sopralluogo mirato (questo comunque sempre consigliabile, anche per meglio valutare la rispondenza dell'intero preventivo alle reali esigenze) il costo del solo addolcitore va, ad oggi, dal milione di lire (+IVA 20%) in su, a seconda delle caratteristiche del programmatore, in pratica del sistema di controllo ed automatizzazione dell'addolcitore, e della forma di pagamento concordabile.
Perché l'addolcitore possa venire convenientemente collaudato e ufficialmente garantito (anche dalla casa produttrice), il funzionamento dello stesso dovrebbe essere salvaguardato da corpi solidi estranei, normalmente trascinati dalla turbolenza dell'acqua nella linea idraulica distributrice, completando l'installazione con un filtro micrometrico da porsi a monte del tutto. I costi, ad oggi, per tale filtro, ferme restando le osservazioni in merito previste per l'addolcitore, partono da un minimo di 60.000 lire per il modello più economico. Ultimo accorgimento, dal 21.12.90 indispensabile qualora l'impianto serva acqua d'acquedotto o comunque ad usi civili e/o industriali potabili (come prevede il menzionato D.M.S. 443/90) e sia munito di addolcitore, ovviamente anch'esso a norme, va previsto (c'è chi non lo fa montare, non acquisendolo, ma si sarebbe tenuti a denunciarne il fatto alla competente Autorità sanitaria) un sistema di disinfezione automatica delle resine dell'addolcitore quando, quest'ultimo, comanda, in manuale o in automatico, la loro rigenerazione. Il costo di tale accessorio si aggira, a seconda delle sue fattezze e prerogative intorno alle 4-500.000 lire, sempre ferme restando le osservazioni precisate per l'addolcitore e riprese per il filtro. Ci sono fornitori, ancora oggi, che propongono addolcitori con incorporato tale accessorio (quello per la disinfezione automatica delle proprie resine) ma ormai si è tutti orizzontati verso componenti modulari: se serve si aggiungono pezzi, se non serve, non si aggiungono, uniformando così la produzione, elevando la specializzazione e riducendo, nel contempo, i costi. Si giunge quindi, per chi si attiene all'impianto più economico, ad una spesa intorno al milionetrecentomila, ove non necessita la disinfezione delle resine, o al milioneottocentomila, nell'altro caso, per le sole apparecchiature (installazione a parte, che comunque va preventivata intorno ad un altro milione, salvo imprevisti, facendo intervenire artigiani qualificati).



(Tratto da Testo scritto da LENZI MICHELE per GENTE DI RIVIERA nel 1998)