Dallo Specialista del Trattamento Acque Michele Lenzi, esperto di depurazione

"No alle spese inutili o folli!"

Le considerazioni dell'esperto su alcune problematiche che affliggono, in particolare, i Comuni della costa

CERIALE - L'esperto, Michele Lenzi, interpellato appositamente su problematiche a Lui congeniali, quali quelle cui lo stesso Comune di Ceriale si trova a dover affrontare - vedi ad esempio il problema 'Potabilità dell'acqua' e/o 'Impianto di depurazione o pretrattamento scarichi di fogna' - ha accettato di porsi a disposizione mettendoci a parte delle Sue considerazioni personali. Per la vastità degli argomenti inizia perciò, con oggi, una 'chiacchierata' che non potrà certo esaurirsi in queste poche righe. Afferma - Lenzi - "In questo campo, del Trattamento delle Acque Primarie ma anche della Depurazione delle Acque Secondarie: No alle spese inutili, No alle soluzioni affrettate (la 'fretta' è qui decisamente una cattiva consigliera), Si agli studi approfonditi, Si all'esperienza non solo dei tecnici bensì di chi c'è già passato (vedi gli altri Comuni, ad esempio), Si a chi sa guardare molto più lontano del Suo naso, Si a chi si assume nel tempo la responsabilità delle Sue proposte, dei Suoi progetti, dei Suoi impianti, della loro gestione. No a chi oggi vende e domani può 'lavarsene le mani'. No alle follie". Michele Lenzi, sia personalmente che in funzione di titolare dell'omonima ditta, informa di non essere mai stato interpellato e tanto meno messo al corrente nei particolari, dal Comune di Ceriale, relativamente alle problematiche per le quali sarebbe certo tornato utile, anche giusto a titolo informativo o comunque per coerenza: infatti non si spiega come possa un Comune come quello di Ceriale - ove risiede una non indifferente concentrazione di operatori nel settore del Trattamento e della Depurazione delle Acque, fra tutta la Liguria - rivolgersi prima, e forse esclusivamente, altrove. Di conseguenza le relative notizie in possesso di Michele Lenzi sono derivate o da Suoi personali precedenti interventi, esperienze e studi, o da notizie ottenute per vie traverse (quali, ad esempio, la stampa). Per questo motivo - continua Lenzi - ciò che dirà andrà preso con 'grano salis'. Come abbiamo già avuto modo di dire, Michele Lenzi è puntiglioso e, come certo rilevato da chi ha avuto occasione di meglio conoscerlo, non è facile vedergli puntare il dito su questo o quell'altro se non ha documentazione certa o sufficientemente inequivocabile

Intanto precisiamo: Parlasi di Apparecchi od Impianti per il Trattamento delle Acque quando le apparecchiature e/o gli impianti, di cui trattasi, servono (o dovrebbero servire) allo scopo di migliorare, adattandola alle esigenze dell'Utenza, un'acqua, a questa indirizzata, per uso e consumo (civile, industriale, agricolo, sportivo, ecc. ecc.). Parlasi di Apparecchi od Impianti per la Depurazione delle Acque quando le apparecchiature e/o gli impianti, di cui trattasi, servono (o dovrebbero servire) allo scopo di migliorare, adattandola alle esigenze dell'Utenza e/o Comunità, un'acqua, da questa già utilizzata e consumata, indirizzata allo scarico (a chiusura ciclo, ecc.). Quindi vi è differenza quando si parla di 'Trattamento dell'Acqua' rispetto a quando si parla di 'Depurazione dell'Acqua': il primo tende a migliorare le caratteristiche chimico fisiche e/o batteriologiche di un'acqua che, pescata o comunque prelevata (da sorgenti o acquedotti o laghi o mari o altre condotte o serbatoi naturali o artificiali) è destinata od al consumo tecnologico od al consumo umano od ad entrambi; la seconda tende a non inquinare ulteriormente, con lo scarico delle acque e/o sostanze fuoriuscenti (dalle Utenze sia civili che industriali che agricole, ecc. ecc.), l'ambiente ed in particolare le falde acquifere verso le quali normalmente vengono convogliate, dopo breve o lungo percorso, le medesime. Se ne deduce che un'acqua sarà potenzialmente tanto più inquinata quanto poco faremo per ridurre il rischio di inquinarla. Ergo, necessita quanto prima provvedere alla depurazione di tutte le acque e/o di tutte quell'altre sostanze che, riversandosi e convogliando verso le falde e/o sorgenti (dalle quali poi vorremmo prelevare l'acqua per gli usi consueti: industriali ma anche irrigui e più ancora per usi umani ed alimentari), finiscono per renderle sempre più imbevibili se non totalmente inutilizzabili. Ergo, necessita quanto prima giungere ad un controllo, classificazione, regimentazione, delle acque e/o sostanze condotte agli scarichi fognari, e non, sì da contenere costi, danni, impoverimento qualitativo delle falde, precoce avvelenamento del pianeta e, conseguentemente, di chi lo abita.

Continua Michele Lenzi - "Con quanto detto sinora dovrei essere giunto, spero, a chiarire perché, spesso, i 'prof.' ma anche gli 'Specialisti', parlano di 'Acque Primarie' e di 'Acque Secondarie' e/o di 'Impianti di Trattamento per Acque Primarie' e di 'Impianti di Trattamento per Acque Secondarie' e/o di 'Impianti di Depurazione per Acque di Scarico' intendendo cioè, con queste ultime due allocazioni, la medesima cosa. Infatti, e come spero ovvio, dalle spiegazioni di cui alle precedenti 'chiacchierate', 'Primarie', in questo contesto, sono le Acque da utilizzarsi (vedremo in seguito quali, con maggiore dettaglio), 'Secondarie', nello stesso contesto, sono le precedenti Acque dopo che sono state utilizzate o, per meglio dire, nel momento in cui non sono più utili e perciò vengono indirizzate allo scarico o rifiuto. Se ne deduce, spero, che, nel momento di passaggio di un'acqua da un primo trattamento (per un primo utilizzo della stessa) ad un altro passaggio per un eventuale successivo utilizzo o riutilizzo - anche parziale - sempre della stessa acqua, si continua a parlare di Apparecchi e/o Impianti di Trattamento Acque. Viceversa si inizierà a parlare di Apparecchi e/o Impianti di Depurazione Acque (o più raramente di Apparecchi e/o Impianti di Trattamento Acque Secondarie) quando gli stessi servono (o dovrebbero servire) a ridurre il potenziale inquinamento delle acque, o parte di esse, che, dopo uno o più utilizzi, vengono direzionate appunto allo scarico.
Abbiamo iniziato ad addentrarci nei particolari ed infatti non abbiamo più parlato esclusivamente di ‘Impianti’ bensì abbiamo introdotto il termine ‘Apparecchi’.

Se abbiamo ora chiara la differenza tra cosa si intende, tecnicamente (ma sarebbe ora che fosse chiaro anche a chi tecnico non è), per un tipo di Impianto di Trattamento e uno di Depurazione (con la diversità dei suoi compiti ed utilizzi), è molto importante soffermarsi sul seguente punto: molte ‘Apparecchiature’, utilizzate per il Trattamento delle Acque, tornano altrettanto comode (e quindi utilizzate) anche per la Depurazione delle Acque! - prosegue Michele Lenzi -

Non è mia intenzione crearVi nuovamente la confusione (se per caso prima ce l’avevate ed ora non più) in testa. Semplicemente farVi comprendere i concetti che vigono (o dovrebbero) e che normalmente vengono ripresi in tutti i ragionamenti tecnici (e commerciali, nei contatti clienti e fornitori, nei convegni, congressi, giornate di studio, e chi più ne ha più ne metta) e che dovrebbero servire ad evitare incomprensioni - fra tecnici ed Utenza - e anche ad identificare di cosa si occupa, principalmente, ciascuna azienda.

Ad esempio, quella di cui io sono titolare, si occupa principalmente di tutto ciò abbia a che fare con ‘Apparecchi ed Impianti di Trattamento Acque’ (Consulenza, Assistenza pre e post-vendita, Fornitura di prodotti finiti o di ricambi o di materiali di consumo, Verifica funzionamento, Messa a Norme, Certificazioni, e tante altre cose....) Ciò non toglie che la ‘principale conoscenza’ verta sulle ‘Apparecchiature’ e sugli ‘Impianti’, quali? quelli ‘di Trattamento Acque’. Ma se è altrettanto vero, come è vero, che molte ‘Apparecchiature’ e ‘Impianti di Trattamento Acque’ sono spesso assimilabili (in alcuni casi sono proprio le stesse) alle ‘Apparecchiature’ e/o ‘Impianti per la Depurazione delle Acque’, ciò non significa forse che le medesime conoscenze, soprattutto quelle tecniche di funzionamento, uso, resa, possono venire sfruttate almeno per fornire un parere (da tecnico) a chi forse tecnico non è?

(Un’automobile, ha sempre quattro ruote o giù di lì, ha sempre un cambio o qualcosa di simile, ha sempre un albero di trasmissione, e potrei continuare, e poi, se viene utilizzata per portarti tutte le feste alla messa e poi la chiudi bene in garage oppure la usi per straffogarla sotto la legna che ti sei andato a tagliare in alta montagna, magari facendo del bel fuoristrada, non diventa mica un’altra cosa: sempre un’automobile sarà, magari un pò più sgangherata, ma un’automobile lo sarà comunque stata, all’inizio).

Personalmente opero in questo settore, dall’83, - riprende Michele Lenzi - prima come istruttore collaudatore e manutentore pre e post-vendita (e poi anche come installatore e ancora - in seguito - consulente e grossista settoriale, dal 92), quando entrai a far parte dello staff dirigenziale di una società a valenza europea, assunto come responsabile capo-tecnici, portando via il posto a fior di ingegneri (l’inserzione, come sempre anonima ma che chiedeva esperienze e disponibilità ben precise, cui anch’io avevo risposto pur essendo solo diplomato e non avendo completato gli studi universitari, era esclusivamente a loro diretta). Forse è sorto da qui il motivo per cui molti insistono - ancora oggi - a darmi dell’ ‘ingegnere’, da lassù a Milano, e non solo, ove nessuno sa o sapeva ch’ero nipote di uno, questo sì Ingegnere (che per giunta si chiamava come me... anzi, io mi chiamo come lui).

Sicuramente le esperienze accumulate in anni di lavoro, già nei più svariati settori, in particolare relativi alla produzione ed assistenza, pre e post-vendita, di apparecchiature e impianti elettro idro pneumatici, con abbondante uso dell’elettronica, con la direzione di maestranze più o meno qualificate, o direttamente, con il montaggio il cablaggio e la verifica del funzionamento, sia in siti civili che industriali che, anche, marini (vedi le grandi navi, e anche gli anni trascorsi sotto l’egida Eni-Agip-Snam & C.), fu certo la mia carta vincente.

Sia ben chiaro, come dico spesso, anche se, ovviamente, non dispiace l’appellativo datomi a voce (e sovente anche per iscritto da chi sa benissimo che non ho tale titolo, almeno universitariamente), non sono Ingegnere, o per lo meno non ho raggiunto un titolo universitario che mi autorizzi a farmi chiamare come tale. Io sono solo un Perito Industriale (se vogliamo scendere nel dettaglio, risulto Specializzato in Elettronica. Ma questo non corrisponde alla realtà: io - parla sempre Michele Lenzi - non mi sento affatto ‘specializzato’ in elettronica: la carta lo dice ma tra questa e l’esserlo ce ne corre, per come la penso io!). E proprio perché la penso in questo modo, che forse già s’intende, convengo con chi ritiene che un pezzo di carta non significa che ci si possa considerare esperti in quella materia cui il pezzo di carta si riferisce. Esperto sarà quell’individuo (uomo o donna che sia) che, alla prova dei fatti, dimostra saperla lunga, anche se quel bene-maledetto pezzo di carta non ce l’ha. Molto meglio avere a che fare con gente che magari non ha titoli universitari altisonanti ma che, più di molti di questi, hanno ugualmente studiato o lavorato per giungere alle conoscenze che più sono sfruttabili, necessarie e utili, al fine di un utilizzo economico-scentifico da parte anche di Terzi o comunque della Comunità." Questo è uno dei concetti che, proseguendo nella Sua chiacchierata, spesso ribadisce Michele Lenzi che vorrebbe, com’è ovvio, e con ciò, tornare utile a più d’uno.

"Riprendendo l’argomento specifico sulle ‘Apparecchiature’ e ‘Impianti di Trattamento Acque’, come pure sulle ‘Apparecchiature e Impianti di Depurazione Acque’, se non ci siamo persi per strada (tra un’automobile che va a messa ed una che va su per i bricchi), avremo raggiunto l’accordo ovvero la comune coscienza che, per buona parte delle apparecchiature, queste vengono sfruttate a seconda del bisogno, o per Trattare le Acque Primarie o, anche, per Trattare le Acque Secondarie. Non che vengano ad essere utilizzate contemporaneamente per l’uno e per l’altro servizio. Questo no.

Ma la stessa apparecchiatura, od una alla medesima piuttosto somigliante (magari cambiano le ‘masse’ entro contenute, le sostanze che sfruttano per assolvere al loro compito, il numero di gruppi necessari), può esistere sia in un Impianto di Trattamento Acque (posto prima del rubinetto erogatore di queste acque ancora da utilizzare) quanto, una o più gruppi di apparecchiature uguali o similari, nell’Impianto di Depurazione Acque (posto dopo la condotta di prelievo delle medesime acque, precedentemente utilizzate, prima che le stesse finiscano allo scarico). - Continua Michele Lenzi - Questo non succede sempre. In molti casi si. In molti altri no. Dipende da molti fattori, certo, non ultimi, dalle caratteristiche chimico-fisico-batteriologiche (ma potremmo, con maggiore dettaglio e prendendo a prestito, per esempio, il Decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n. 236. <<Attuazione della direttiva CEE n. 80/778 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano, ai sensi dell’art. 15 della legge 16 aprile 1987, n. 183>>, aggiungere, alle caratteristiche dette, le seguenti: organolettiche, indesiderabili, tossiche, microbiologiche, quest’ultime che, non volendo invadere oltre il campo più specifico chimico-medico, dovrebbero far capo non solo al rischio batteri ma anche al rischio virus...) che, appunto, caratterizzano l’acqua da trattare (o da depurare?), dai volumi della medesima, dalle risultanze che si vogliono raggiungere, dagli inconvenienti che si vogliono evitare, ecc. ecc.: in pratica va calcolato non solo il costo del trattamento ma anche valutata l’opportunità - vista alla lontana, cioè ben più in là del Ns. naso - di provvedervi in un modo piuttosto che in un altro.

E non lo dice soltanto il sottoscritto, la cosa viene ripresa, per esempio, dal medesimo Decreto, su citato, quando si riferisce al... <<...le Acque destinate al consumo umano che sono state sottoposte ad un trattamento di ‘addolcimento’ o ‘dissalazione’...>> ove prescrive, in tali specifici casi, le concentrazioni minime richieste per alcuni parametri e/o il rispetto di alcune ‘Osservazioni’ ben precise!

Questo Decreto riguarda solo ed esclusivamente (al momento, e fino a prova contraria) le Acque destinate al consumo umano e più specificatamente la qualità che esse dovrebbero garantire. E lo stesso Decreto non è frutto solo di intendimenti giuridici bensì di indicazioni assunte nel corso di decenni di sperimentazioni, da parte di innumerevoli studi scientifici e statistici ed applicazioni varie, ed è stato proposto (subendo purtroppo come sempre, a mio parere eccessivi, condizionamenti cultural-politico-economici) dall’Organizzazione Mondiale della Sanità oltre che, sicuramente, da ben altre più parti, più o meno riconosciute. Ma questo non è l’unico Decreto cui ci si dovrebbe rifare per uno studio approfondito, nel tempo, - ribadisce Michele Lenzi - per valutare quali Apparecchiature e quali Impianti vanno preferiti per ciascun caso. E non bisogna solo seguire quanto dicono i Decreti o le Normative vigenti (sappiamo tutti benissimo che, tanto le Leggi quanto certe Disposizioni - Deroghe più o meno comprensibili e più o meno accettabili -, sono scritte e poi aggiustate dall’uomo medesimo che a volte è eccessivamente restrittivo mentre a volte, e questo purtroppo lo riscontriamo nel diritto alla vita di ciascuno di Noi, trascura scandalosamente indicazioni precise provenienti dalle esperienze non sempre piacevoli dei Suoi simili, magari impostegli dalla ’Natura’ da cui è circondato ma che non vede (o non vuole vedere), quasi avesse le bende sugli occhi, o non ricorda (o non vuole ricordare), quasi fosse, la sua memoria, incamerata nella RAM del Suo cervello che ‘spegne’ quando va a dormire. Quasi a difesa personale, sennò come farebbe a dormire?).

Vi sarà sempre, poi, in ultima analisi, un ‘Decreto’ che nessuno (che io sappia) ha mai scritto e divulgato ma a cui molti - ogni tanto, e spesso fuori tempo - si ricordano di farvi riferimento: ‘il senno della ragione’ o, per meglio dire, ‘il senno della logica, dell’ovvietà, dell’elementarità’... ovvero le cosiddette ‘questioni di buon senso’.

Quando i vari ‘Piero Angela’, ‘Dulbecco’, altri Premi Nobel e non solo, ci fanno vedere documenti o, ‘ci sparano in faccia’, notizie catastrofiche, non lo fanno mica perchè ci vogliono male, sapete? Anzi! Stanno tutti tentando di farci correre ai ripari. Col terrore che siamo già in tremendo ritardo: forse è già troppo tardi! Però, Ma, Chissà, la Tecnologia corre anche Lei, forse - con l’aiuto di tutti - non tutto è perduto! Non dobbiamo arrenderci. Questo MAI!

E ancor meno dobbiamo pensare che fra pochi anni non ci saremo più e perciò il problema se lo dovranno risolvere quelli che verranno. Balle - ribadisce, senza mezzi termini, Lenzi -. Il problema esiste e la natura rifiuta di gestirselo da sola. E molti di Noi questo problema se lo stanno portando addosso, va bene, potrebbe non essere sul ns. vestito, ma peggio, direttamente sulla Ns. pelle..., dentro le Ns. carni, dentro le Ns. viscere..., come e peggio della nicotina, a permeare i Ns. polmoni...

Come già ebbi a dire a chi mi intervistò, mi sembrano secoli fa, non è mia intenzione spargere il panico: non è affatto il caso di correre a suicidarsi.

Aggiungo oggi: lo stiamo già facendo. Perché non poniamo come prima difesa personale la difesa dell’ambiente nel quale, e del quale, viviamo.

Come pure non sfruttiamo la Tecnologia, e le conoscenze acquisite, per salvaguardare il salvaguardabile. ..."

- Ormai Lenzi ha ingranato la ‘quarta’ -

"...Benissimo fanno gli Scienziati a studiare come fare per raggiungere, vivere, stabilirsi su altri pianeti e benissimo fanno i governi lungimiranti che consentono tali studi. Ma farebbero meglio, i medesimi governatori lungimiranti e non solo loro (tutti vi siamo coinvolti ed è bene che tutti ci diamo da fare, chi può più, più, chi può meno, meno), si prodigassero a ritardare il più possibile la necessità di abbandonare questo benedetto pianeta, perchè presto talmente inquinato da divenire terra bruciata ed invivibile, se non costretti entro tute e scafandri più somiglianti a quelle dei palombari di Giulio Verne o della Michelin."

- Anzi, no, Michele Lenzi ritorna alla chiacchierata cordiale, e pratica -

"OK. Non perdiamoci in elucubrazioni meno o più fantasiose (meno o più e non, più o meno, perchè in tal caso la fantasia verrà certo superata dalla realtà che oggi, Noi poveri mortali, e tenendo lontano certi registi, potremmo immaginare) e cerchiamo di non uscire esageratamente dal seminato.

Tempo fa dissi <<...un’acqua sarà potenzialmente tanto più inquinata quanto poco faremo per ridurre il rischio di inquinarla...>>. Proviamo a riprenderci da qui e collegarci ad una problematica che purtroppo tocca estremamente da vicino tutti Noi abitanti, per poco o tanto tempo che sia, in cittadine site in prossimità per non dire addirittura sulla battigia che forma la costa.

Voglio essere ancora più chiaro: il problema principale, sembra quasi che ci stiamo girando intorno, - che si parli di necessità di Trattamento delle Acque o di necessità di Depurazione delle Acque, nell’uno e nell’altro caso, insieme - conduce allo stato di inquinamento (più o meno variegato, più o meno incisivo, più o meno toccante) dell’Ambiente che ci circonda.

L’esperto Michele Lenzi tenta, con Noi, di entrare, per quanto gli sarà possibile, nel merito delle problematiche in discussione in Comuni come quello di Ceriale, senza con ciò, ribadisce, voler fare, come si suol dire, di tutta l’erba un fascio. Infatti precisa: "...Già sono differenti le esigenze di due famiglie vicine di porta, figurarsi le cittadine o agglomerati urbani. ..." Anzi, rinforza Lenzi, le argomentazioni che lui può andare a promuovere sono quelle, più generali, che sicuramente toccano tutti, o quasi, i Comuni che, vuoi per posizione geografica, vuoi per altitudine, vuoi per dissesto geologico-ambientale ovvero per carenza di infrastrutture atte a prevenirlo, vuoi per un monte di altre coincidenze, si trovano a doversi considerare alla stessa stregua.

"Il problema nel problema, sicuramente correlabile a mille e più altre realtà, ma che più accomuna certamente tutte le cittadine o agglomerati urbani, quale più quale meno, che si trovano su una costa marittima, è proprio dato da questo fatto, di risiedere in prossimità del mondo acquoso marino salmastro. Ma se questa situazione, di trovarsi in prossimità di una costa o peggio proprio sulla battigia, per certi versi crea un problema, se saputa sfruttare, può tornare, per cert’altri, a Ns. vantaggio! Al contrario, se, tale situazione, non viene convenientemente valutata, in modo approfondito, si rischia di ‘tirarsi la zappa sui piedi’.

Per motivi vari, alcuni evidenti altri meno - riprende Michele Lenzi -, queste Comunità - solitamente - si trovano a pescare ovvero ad approvvigionarsi di acque ad uso e consumo (si vedrà poi se tecnologico-industriale o sanitario-civile) da sorgenti o falde con alti tenori salini o più propri delle acque salmastre (o comunque variamente inadatte al consumo, allo stato naturale e senza pretrattamento). Nel contempo - e, come già detto, solitamente - le stesse Comunità non hanno ancora provveduto (ovvero vi hanno forse provveduto un pò troppo affrettatamente, intendendo con ciò, non con l’accortezza d’obbligo) ad una adeguata regimentazione e classificazione delle acque di scarico con, in finale od anche lungo il percorso, diciamo così (da appassionato, memore delle pescate con i palamiti; bei tempi!) sulla ‘condotta madre’, od anche sulle ‘condotte figlie’, uno o più altrettanto adeguati ‘Impianti per la Depurazione delle Acque di Scarico’ (così, di conseguenza, più mirati e dimensionati, sia per ingombri propri che per costi e rese, alla più reale bisogna).

Sembra che lo faccia apposta: di prendere il toro per la coda anzichè che per le corna. Non lo faccio apposta, così, tanto per. Faccio così perchè è così che va fatto!...

Il primo e sicuramente più grave problema che deve, non un Comune da solo bensì lui insieme con altri a lui vicini, affrontare, e senza perdersi in chiacchiere, riguarda - vi abbiamo accennato più volte, in precedenza - appunto la salvaguardia dell’Ambiente in cui vivono, e da cui dipendono, i Suoi Concittadini.

Affrontando qui - continua Lenzi - il solo problema Acqua da utilizzarsi (per usi tecnologico-industriali ovvero per usi agricoli o, peggio, per usi sanitari o, peggio ancora, per usi alimentari, ed ancora oltre, per usi farmaceutici: la purezza dell’acqua è sempre più importante), non dobbiamo inventare un ‘fabbricatore d’acqua pura e limpida ad uso Comunità’: per questo c’è tempo: non viviamo mica in un deserto, e nemmeno su un isola con scarse precipitazioni piovose e, volendo, la sua necessarietà la si può affrontare in maniera radicale in molti modi, tra i quali, i più garantisti e anche molto meno dispendiosi, soprattutto se paragonati alla ‘resa’, ai ‘costi’ ed ai ‘pro’ e ‘contro’ di certi megagalattici impianti, non sono altro che quelli già suggeriti, certo anche loro professionali, direttamente all’Utenza domestica. Torneremo sull’argomento, in dettaglio, più avanti.

Invece è imperativo disinquinare o, per lo meno, contenere l’inquinamento, mantenendolo sotto controllo, come è imperativo imporre una più attenta cura a tutto ciò che può portare a peggiorare la qualità, già precaria, delle acque delle quali, poi, vorremmo approvvigionarci; come è imperativo disporre ancor più frequenti controlli analitici sia sui terreni, a più profondità, che nell’aria, che, a maggior ragione, nelle falde e/o pozzi e/o cisterne etc.; come è imperativo ricercare sempre nuove fonti di approvvigionamento, naturali meglio, ma anche artificiali, facendosi convogliare acque, più buone di quelle di normale approvvigionamento, magari raccolte in zone meno inquinate oppure inquinate da sostanze meno tossiche, sì da poterle mescolare, diluendo quelle che, altrimenti, sarebbero eccessivamente, e per altri versi, più tossiche.

Ove possibile, vanno previsti invasi e/o altri sistemi di raccolta delle acque, che siano piovane o da corsi d’acqua non eccessivamente già inquinati.

Le tubazioni idrauliche, ovunque sia possibile - prosegue Lenzi -, dovrebbero essere di facile e veloce sostituzione, magari senza dover, ogni volta, praticare rotture: come i conduttori elettrici e telefonici viaggiano in canali, altresì tali tubature (finchè non raggiungono dimensioni ove la cosa diventi improponibile) dovrebbero potersi sostituire periodicamente sia che siano ammalorate che no, senza provocare ulteriori riversamenti entro le medesime tubazioni, dall’esterno di queste, con ulteriore inquinamento delle acque in esse convogliate (nella terra e, spesso, in aderenza ai tubi idraulici, che possono portare giovamento alla fauna e flora circostante, vi si trova un concentrato di quanto più deleterio possa aversi in un’acqua che si vorrebbe potabile) e contenendo i costi di ripristino di eventuali sbancamenti o di sedi stradali e simili. Tutta la raccorderia idraulica, ancor più se mantenuta sotto terra (come spesso avviene) e non protetta alle corrosioni e/o marcescenze (vedi anche le sole guarnizioni e membrane che restano a contatto con l’acqua, quella che scorre dentro ai tubi), porta ulteriore squalifica ad un’acqua che si vorrebbe, all’Utenza, entro certi parametri.

A chi non è capitato di trovarsi con un’acqua fortemente ‘rugginosa’, o ‘piena di terra’, se non addirittura con ‘residui filamentosi’, e ancora ‘con animali evidentemente sommozzatori’ visto che ci arrivano vivi e vegeti.... qualche volta un pò ubriachi o storditi da una botta di cloro un pò più forte del solito....?

E con un Impianto ad Osmosi Inversa posto, anzichè all’Utenza, invece in inizio linea, magari qualche chilometro idraulico più indietro (le tubazioni fanno certi giri che, se in linea d’aria ci sono cinquecento metri, loro possono benissimo superare anche più chilometri...) chi ci crede che simili problematiche non resteranno?

Chi ci crede che un’acqua, come ad esempio quella di Ceriale, pretrattata con un impianto, appunto ad Osmosi Inversa (che in effetti è forse l’unica soluzione, al giorno d’oggi, per ottenerne, in uscita, e con sufficienti garanzie, una qualità acqua al di sopra delle migliori acque oligominerali), giunga a tutta l’Utenza, servita da quell’impianto, sempre e solo all’interno di quanto prescritto da quel famoso Decreto 24 maggio 1988, n. 236, concernente <<...la qualità delle acque destinate al consumo umano...>>?<...la qualità delle acque destinate al consumo umano..

 

  

(Tratto da Testi scritti da LENZI MICHELE per conto di GENTE DI RIVIERA nel 1998)